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I metodi per vincere le scommesse

Quanto spendono gli italiani per scommettere?

La spesa dei giocatori online italiani in giochi regolamentati con vincita in denaro cresce del 13% raggiungendo gli 821 milioni di euro e attestandosi a una penetrazione del 4,8% circa sulla spesa totale (online + offline) del gioco, in crescita rispetto al 4,2% del 2014. La crescita è dovuta anzitutto ai Casinò Games, cresciuti del 27% e capaci di raggiungere i 328 milioni di euro (pari al 40% del mercato complessivo), e delle Scommesse Sportive, cresciute del 25% ed arrivate a valere 267 milioni di euro (32% del mercato) in un anno in cui peraltro non ci sono state importanti manifestazioni sportive estive. Dall'altro lato prosegue il trend negativo di Poker online (18%), Bingo e Scommesse Virtuali (-7% per entrambe). Crescono così anche gli introiti per lo Sato derivanti dai giochi online: +23%, per un valore totale di 205 milioni di Euro.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dall'Osservatorio Gioco Online del Politecnico di Milano, promosso congiuntamente con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Area Monopoli e Sogei, la società in house di ICT del Ministero dell'Economia e delle Finanze, partner tecnologico dell'Agenzia nel comparto del gioco. "La Ricerca di quest'anno evidenzia come l'Italia sia un mercato attrattivo per le imprese sia italiane sia straniere. Sebbene sia in atto da alcuni anni nel settore un significativo processo di concentrazione, anche quest'anno hanno iniziato ad operare nel mercato regolamentato italiano alcuni nuovi operatori tra i più conosciuti all'estero. L'offerta italiana di giochi regolamentati è competitiva e tra le più complete a livello europeo grazie all'efficace attività portata avanti negli anni dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, attraverso una regolamentazione costantemente aggiornata e un'incisiva azione di "moral suasion" che ha portato i principali fornitori di software di gioco online a decidere di negare i propri servizi agli operatori che agiscono sul mercato italiano senza una regolare concessione statale" afferma Marco Planzi, Direttore dell'Osservatorio Gioco Online del Politecnico di Milano. "Da questo punto di vista, l'Italia rappresenta un punto di riferimento per i Paesi occidentali che desiderano dotarsi di sistemi concessori nazionali, grazie a un impianto regolatorio che "mette il consumatore al centro" e ha come principali obiettivi quelli di impedire il gioco ai minori e di proteggere i consumatori dalle pratiche fraudolente e dalle malattie connesse al gioco".

Il mercato Entrando nel dettaglio dei diversi giochi, l'incremento dei Casinò Games riguarda tutte le principali tipologie: le Slot Online sono cresciute del 41% e rappresentano oltre il 60% della Spesa nel comparto, la Roulette incide meno dell'anno precedente (dal +24 del 2014 al +21%) ma in valore assoluto cresce del 12%; anche le altre tipologie come Blackjack, Baccarat, Dadi hanno riscontrato un incremento in termini di spesa (+7%) e nel complesso superano a valore il 15% del comparto. Alla base dell'andamento positivo della Spesa in Scommesse Sportive vi è il contributo apportato da due importanti operatori internazionali (Bet365 e Goldbet) entrati nel mercato italiano nel 2014. L'ingresso di questi player ha riportato all'interno dei confini italiani importanti flussi di gioco offshore, generando in primis un aumento della Raccolta (e quindi della Spesa) e in seconda battuta un incremento della base utenti. è inoltre la categoria che con la più elevata incidenza del canale Mobile, che ha ormai raggiunto il 30% della Spesa su base mensile.

Non si arresta il percorso di ridimensionamento del Poker, in diminuzione del 18% rispetto al 2014 ed arrivato a rappresentare oggi meno di un quinto del mercato (nel 2012 ne valeva quasi la metà). La Spesa relativa a tutti gli altri giochi2 (Bingo, Scommesse Virtuali, Scommesse Ippiche, Altri Skill Games a Torneo, Lotto, Lotterie, Betting Exchange, ecc.) pesa poco meno del 10% del mercato (81 milioni di euro) e nel 2015 ha dato nel complesso un contributo positivo, anche se marginale (+2%). "Anche quest'anno si conferma l'aumento di soluzioni dedicate ai dispositivi mobili: ad oggi i due terzi dei concessionari hanno sviluppato almeno un'iniziativa (App e/o mSite) per Smartphone e quasi la metà dei concessionari un'applicazione ottimizzata per Tablet" afferma Samuele Fraternali, Ricercatore Senior dell'Osservatorio Gioco Online del Politecnico di Milano. "La Spesa generata attraverso il canale Mobile (Smartphone + Tablet) supera i 150 milioni di euro (+ 56%) con un tasso di penetrazione sull'online di quasi il 20%, grazie all'aumento e miglioramento dell'offerta di gioco sul canale da parte dei concessionari di gioco. Sono infatti oltre 400 le iniziative offerte per il canale Mobile, con una crescita del 50% rispetto al 2014.

Nel 2015 gli italiani che hanno piazzato almeno una giocata sono 1,56 milioni. I giocatori attivi in media ogni mese tornano a crescere, dopo una lieve flessione nel 2014, passando dai 640 mila del 2014 a circa 665 mila nel 2015; un numero però distante dai 734 mila giocatori attivi al mese fatti registrare nel 2012. La grande maggioranza dei giocatori online è composta da uomini, seppur si possa notare una piccola crescita dell'utenza femminile nell'ultimo biennio. I due terzi dei giocatori sono residenti al Centro-Sud, quasi il 60% ha un'età compresa tra i 25 ed i 44 anni e spende di media circa 50 euro al mese. "Il Gioco Online cresce a un tasso superiore rispetto ai principali mercati dell'Entertainment" afferma Marco Planzi, Direttore dell'Osservatorio Gioco Online del Politecnico di Milano. "Videogiochi e Consolle sono infatti cresciuti del 4% circa, il botteghino Calcio del 3% e il botteghino Teatro del 2% circa, mentre il botteghino Cinema ha invece registrato una contrazione dell'1,4%. Il tasso di crescita del Gioco Online è invece sostanzialmente in linea con quello dei principali mercati digitali transazionali: l'eCommerce B2c è infatti cresciuto del 16% mentre il Digital Content dell'8%" Introiti per lo Stato e sviluppo normativo.

Gli introiti per lo Stato sono aumentati in maniera più che proporzionale rispetto alla Spesa, crescendo del 23% rispetto al 2014 e arrivando a valere circa 205 milioni di euro. Ciò lo si deve ai differenti schemi di imposizione fiscale a cui sono soggetti i singoli giochi. "Dal punto di vista normativo, la Legge di Stabilità ha di fatto cambiato il quadro impositivo del settore del Gioco Online con il passaggio ad aliquote basate sulla Spesa per tutti i principali giochi, con evidenti effetti positivi derivati dalla maggiore competitività dei concessionari "italiani" nei confronti di quelli ".com" non soggetti a imposizioni fiscali afferma Francesco Rodano, Dirigente responsabile del gioco a distanza dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Area Monopoli. "Nella stessa direzione va anche il provvedimento relativo all'apertura di un bando di gara per 120 nuove concessioni di gioco a distanza. Per partecipare al bando sarà richiesta la sede legale o operativa, nonchè la residenza delle infrastrutture tecnologiche dedicate alle attività del gioco a distanza, in uno degli Stati dello Spazio economico europeo".

L'Italia occupa il primo posto nel mercato europeo dei giochi on line, avendo raccolto nel 2012 circa 15 miliardi e mezzo, seguita dalla Francia che non raggiunge neppure i 9 miliardi e mezzo. Il nostro paese occupa il 22% del mercato mondiale. Mentre durante la crisi si assisteva a una contrazione della domanda interna di beni e servizi e i consumi delle famiglie calavano del 3%, i giocatori hanno sestuplicato l'ammontare della spese per il gioco d'azzardo. Ciò vale, ovviamente, rileva, "solo per il gioco legale, perchè è impossibile stimare quello illegale". Nel 2012 il giro d'affari del gioco d'azzardo ha toccato gli 84 miliardi, comprendendo tutti i diversi giochi gestiti dai Monopoli e dai 4 Casinò esistenti nel nostro paese (Campione d'Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia): lotto, superenalotto, lotterie nazionali e Gratta e Vinci, scommesse sportive a base ippica, Bingo, apparecchi elettronici come i videopoker. Tra le regioni che spendono in giochi d'azzardo una quota elevata del pil, oltre le prime tre, figurano l'Emilia Romagna col 4,6%, il Veneto col 4,5%, il Piemonte col 4,3%, la Sicilia col 5,9%, la Toscana col 3,9%, la Puglia col 5,9%.

Se la preferenza per le tipologie di gioco varia da regione a regione, in tutte la raccolta più elevata proviene da slot machine, videolotteries, new slot, video lottery terminals. Il Lotto è preferito in Lombardia, seguita da Campania, Sicilia e Lazio, il Bingo piace molto soprattutto a campani e siciliani, mentre nei giochi a base sportiva di gran lunga la prima è la Campania.

Non tutti sono d'accordo sul fatto che si tratti di un primato di cui andare fieri, ma sicuramente la dice lunga sull'atteggiamento e la mentalità di noi Italiani. Il nostro paese infatti è al primo posto in Europa incassi lordi delle agenzie (e quindi raccolta di scommesse): ben 18 miliardi di euro nel 2015. Si tratta di un valore che ci mette davanti, seppur di poco a un paese come il Regno Unito, fermo a 17,8 miliardi di euro, dove la scommessa è una tradizione secolare e dove il luogo comune vuole che si possa puntare su qualunque cosa (ad esempio, anche il contatto con intelligenze aliene). Più significativo, per rendere bene quanto si scommetta in Italia, guardare al terzo posto di questa classifica: ci troviamo la Germania, con poco meno di 11 miliardi di euro. Non proprio la metà ma poco ci manca.

Sicuramente, le dimensioni di ciascuno stato influenzano i totali: più interessante dunque guardare al dato pro-capite, specie guardando alle perdite medie per persona. Questo dato rappresenta meglio quanto viene "sperperato" nel gioco d'azzardo. In questa particolare classifica gli Italiani, con 450$ di perdite pro-capite, si posizionano dietro la Finlandia dove la media è di oltre 600$. Un dato molto interessante è però vedere come gli Italiani spendono soldi in scommesse: a fare la parte del leone le slot machine (che in Italia hanno una diffusione che trova confronto in ben pochi paesi), seguiti dalle lotterie (come superenalotto e simili). I casinò tradizionali e le scommesse hanno una diffusione relativamente limitata, così come il gioco d'azzardo online. Per assurdo, il gioco online sembra quasi più controllato e monitorato di quello offline. Banalmente, anche il fatto che non si possa scommettere su siti non autorizzati ad operare in Italia è un grosso step: ad esempio andando su un sito come InstaCasino si riceve dal sito un messaggio che dice che non possono accettare scommesse dal nostro Paese, mentre in altri casi il sito viene bloccato direttamente dall'AAMS. Ovviamente, si può obiettare che ci sono modi per aggirare questi blocchi e che comunque ci sono siti illegali che non si preoccupano della legge italiana. è vero, ma questo è vero per le scommesse illegali in generale: se qualcuno è disposto a ricorrere a mezzi illegali pur di scommettere, lo farà in qualunque caso. L'attenzione nel nostro caso è invece per quegli scommettitori che vorrebbero essere invece tutelati.

Da questo punto di vista, le slot machine rappresentano forse il tipo di gioco a maggior rischio, perchè probabilmente è quello dove le probabilità di vincita sono meno chiare per il giocatore, e perchè la grande diffusione delle slot (1 ogni 143 abitanti, record europeo: per confronto in Germania questa proporzione è 1 a 261) le fa sembrare un qualcosa di molto innocente. E, se l'utilizzo fosse del tutto occasionale, probabilmente potrebbe essere così, il fatto è che però i giocatori di slot machine tendono ad essere sempre gli stessi, e non è raro che finiscano con il giocare in modo compulsivo, aprendo la strada alla ludopatia.

Ma almeno lo stato ci guadagna? Fino ad un certo punto: l'incasso per lo Stato è intorno agli 8 miliardi di euro. Ma a questa cifra bisognerebbe sottrarre i costi (sociali ed effettivi) conseguenti al gioco d'azzardo patologico, che vengono stimati tra i 5 e i 6 miliardi di euro.

Soprattutto, molti notano come i soldi spesi in scommesse non si non traducano in un aumento dei beni e servizi prodotti, nè rappresentino un investimento che attiva un aumento dell'occupazione.

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